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I misteri di Sassari

Di Giacinto Satta
Il romanzo prende spunto da due delitti effettivamente avvenuti che rimasero nella memoria dei sassaresi: non tanto perché non se ne scoprirono gli autori quanto perché tutti e due avvennero nei ´bassifondi´ di Sassari e perché, soprattutto, furono connotati da una particolare fantasia sadica.
In qualche misura mentre quasi tutto il resto della materia del romanzo è pura invenzione, il racconto dei due delitti è un autentico pezzo di cronaca, che in diversi punti, in diverse frasi, segue passo passo il Costa. Sono questi due delitti che costituiscono non solo i ´misteri´ di Sassari cui il romanzo è intitolato, ma anche la parte più ´succosa´ del libro, collocata giustamente verso la fine in modo da tenere i lettori in attesa delle pagine risolutive. La tecnica del romanzo d´appendice pubblicato a puntate su un giornale (´La Nuova Sardegna´) ha qui una delle sue applicazioni più puntuali, perché tutte le vicende accumulate nella prima parte hanno praticamente come unica funzione quella di preparare il racconto dei due assassinii: che, si badi bene, la gran parte dei lettori conosceva in tutti i loro dettagli, sicché compito del romanziere, arrivato a quel punto, era proprio quello di raccontarli con precisione di particolari, concedendo quanto era possibile agli effetti più drammatici della vicenda.
Lo stereotipo abbastanza conosciuto del romanziere d´appendice costretto a centellinare il suo ´argomento´ lungo una serie pressoché prestabilita di righe e di colonne ha in questi Misteri un´applicazione poco meno che esemplare: quasi a dimostrare che unico programma dello scrittore è, in questo caso, quello di mettere insieme una certa quantità di puntate che servono da introduzione al galop finale.

Giacinto Satta

Giacinto Satta nacque a Orosei dai nobili Luigi Satta e Paola Guiso nel 1851. Dal 1877 al 1884 visse a Roma, a fianco di Enrico Nathan, Edoardo Pantano, Pilade Mazza e Giuseppe Giordano nella redazione del giornale repubblicano «Il Dovere», frequentando allo stesso tempo l’ambiente sommarughiano. A Parigi, corrispondente del quotidiano milanese «Il Secolo», espose i suoi quadri in diverse gallerie (era valente pittore). Intraprese viaggi a scopo giornalistico: fu a Londra, nell’Africa Settentrionale ed in Eritrea. Nel 1893 rientrò in Sardegna, ove insegnò francese nel ginnasio di Nuoro dove fu anche eletto consigliere comunale, assessore e sindaco. Nei primi anni del secolo XX scrisse per «La Nuova Sardegna» i due romanzi Il Tesoro degli Angioini ed I Misteri di Sassari, con lo pseudomino di «Dottor Pamfilo» illustrandoli con bellissimi disegni a penna. Morì a Bosa nel 1912.

Note


Postfazione di Manlio Brigaglia.
Ristampa anastatica.

ISBN 9788871386829
Genere Cultura popolare
Collana Lingua e cultura
Anno 2014
Pagine 336
Formato 15 x 21 cm
Rilegatura Brossura
Lingua Italiano
Supporto Cartaceo

€ 8,80

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